martedì 9 ottobre 2007
Vajont, 9 ottobre 1963 - 9 ottobre 2007
Alle ore 22,39 del 9 ottobre 1963 si compie l'ultimo atto di una tragedia umana. Una frana gigantesca provoca un'onda che cancella, in pochi secondi, un territorio e quasi 2.000 vite umane. La morfologia delle valli del Vajont e del Piave viene sconvolta: i danni materiali incalcolabili. Di Longarone restano solo poche case; Erto viene graziato ma spariscono gran parte delle sue frazioni. Ma oltre alle vittime e alla distruzione territoriale la popolazione superstite subisce le conseguenze di indelebili danni morali, che sono quelli che hanno fatto soffrire e continuano a far soffrire persone singole e comunità.
Le dimensioni del corpo franoso erano enormi: due chilometri quadrati di superficie e circa 260 milioni di metri cubi di volume roccioso. Questa massa, da molto tempo instabile, precipitò nel sottostante bacino idroelettrico del Vajont ad una velocità stimata attorno ai 20-25 m/sec. Il fronte compatto già era lambito dalle acque del lago ed aveva una lunghezza di 2000 metri, con un'altezza media di oltre 150 metri.
Il tremendo impatto con la sponda opposta portò la frana a risalire anche per più di centosessanta metri, sbarrando la valle e modificandola in maniera definitiva. Probabilmente le scaglie e i detriti generati della massa in movimento furono trascinate in avanti riempiendo la gola del Vajont, costituendo quindi uno strato plastico che ha agevolato l'appoggio e lo scorrimento della frana stessa. Questo improvviso accrescimento del corpo franoso entro il bacino della diga permise la formazione dell'onda e determinò le caratteristiche dinamiche della stessa.
L'effetto generato dalla caduta del grosso corpo franoso produsse, sul lago artificiale, risultati impressionanti. Esso attraversò la gola a velocità molto alta, scivolò sul pendio opposto risalendolo in parte. In una decina di secondi generò uno spostamento, in proiezione orizzontale, di circa 350-380 metri e lungo la superficie di scivolamento di 450-500 metri. La pressione di questa massa, per effetto della spinta idraulica, sollevò un'onda di circa 50 milioni di metri cubi. L'acqua, carica anche di materiale solido in sospensione, raggiunse quota 930 prima di riversarsi sul lago restante ed oltre la diga, verso la valle del Piave.
Circa la metà del volume d'acqua si riversò dunque nel Longaronese, percorrendo in pochi minuti quasi due chilometri. Il suo fronte, in corrispondenza della diga, era di circa 150 metri, mentre allo sbocco sul Piave era di 70 metri. Dalla diga allo sbocco della valle del Vajont il fronte dell'onda di piena impiegò 4 minuti per percorrere 1600 metri. Nella piana del Piave l'acqua, non trovando ostacoli naturali, si appiattì e dopo aver investito Longarone e i centri limitrofi, rifluì verso sud, lungo il corso del fiume, generando un'enorme onda di piena. Dallo sbocco della valle del Vajont al ponte di Soverzene sul Piave questa percorse 7500 metri in 21 minuti, con una velocità media di propagazione di circa 6 m/sec.
A Belluno, venti chilometri più a sud, la portata era ancora valutabile attorno ai 5000 metri cubi/sec e l'altezza dell'acqua era di circa 12 metri.
La sua velocità di propagazione, nel tratto Belluno-Nervesa (quest'ultimo centro situato a circa 60 chilometri da Longarone) era dimezzato rispetto al tratto Soverzene-Belluno, con valori corrispondenti ad una normale onda di piena (2-2.5 m/sec).
Solo in corrispondenza della foce del Piave, sul mare Adriatico, le acque tornarono quiete.
L'enorme massa d'acqua, valutabile attorno ai 300 milioni di mc, che si sollevò a seguito dell'impatto della frana del monte Toc provocò, purtroppo, molte più vittime che feriti. Il loro numero superò, anche se di poco, le 1900 unità (1909 secondo fonti attendibili).
L' 80% delle vittime si registrò lungo la valle del Piave, tra il centro di Longarone, capoluogo di Comune, praticamente distrutto, e le frazioni vicine di Rivalta, Pirago, Faè e Villanova (1450 morti). Un po' più a monte, nel Comune di Castellavazzo, si registrarono 109 vittime; Codissago fu il paese più colpito.
Nella Valle del Vajont i due centri di Erto e Casso furono risparmiati dalla furia delle acque, ma non così le frazioni vicine (158 morti a Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino).
Il cantiere della diga, ancora operativo, e che sorgeva proprio a ridosso della costruzione, fu anch'esso travolto e con esso le 54 persone addette ai lavori.
A queste vittime vanno aggiunte circa 150 persone originarie di altri comuni.
Molti volontari, già dalle prime ore della tragedia, furono impegnati in una importante opera di assistenza nei riguardi dei familiari sopravvissuti. Furono attimi certamente indispensabili per il conforto profuso e perchè, proprio da questi contatti, prese corpo il quadro umano riassuntivo della tragedia ed il suo triste elenco delle vittime.
(da www.vajont.net)
lunedì 8 ottobre 2007
Ferro e cartone
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza...
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse... "
Anche se quest'anno l'autunno si è fatto un bel po' attendere, la descrizione di ottobre data da Guccini nella sua "canzone dei dodici mesi" rimane sempre una delle più vere... come la nebbia che ho trovato sabato sera andando dal mio amore, ai piedi del Mugello, e quella che ho trovato al ritorno sull'autostrada, la prima nebbia della stagione; lo so, magari sembra una sorta di retorica classica l'abbinare l'autunno alla nebbia, al freddo e alle giornate più corte, ma io sono fatto così, durezza su certe cose ma sempre in fondo un "pezzo di pane" legato ad una visione un po' romantica (visione che è la migliore garanzia che esista di prendere le più sonore inculate). Ferro e cartone, appunto, che è anche il titolo della canzone di Francesco Renga che in questi giorni si sente suonare nelle radio (e di cui alla fine vi metterò il testo), anche se poi il senso della canzone è diverso da quello che gli ho dato io, ma vabbè, questo è anche il bello della musica, alla fine ognuno gli da il significato che sente più suo.
Con questo intervento sono quindi tornato anche a parlare degli affari miei, che è poi una delle cose a cui servono i blog, peccato che proprio stasera sia al limite delle forze dato che giovedì e venerdì ho lavorato per 8 ore, la notte tra sabato e domenica abbia chiuso gli occhi solo 5 ore (son tornato alle 5, e poi la mattina c'era il gran premio..), ierisera mi sono addormentato alle 2 e stamani alle 6 ero di nuovo in piedi... insomma, ho un po' di deficit di sonno ultimamente :D insomma dicevo, almeno ho la scusa della stanchezza sia per gli errori ortografici che ho seminato a chili e per la brevità, per quanto poi non ci siano tantissime cose da raccontare.
Quindi finisco di ingolfare 'sto spazio e vi butto lì il testo che vi avevo detto all'inizio, di Francesco Renga, dal titolo "Ferro e cartone":
Ricordi
lontani e lo sai
non pensarti stanca
non pensarti mai
è tardi
e forse non vuoi
anche se ti cerco
non mi sentirai
coprirò le distanze per venire da te
misurando le forze, quando vento non c'è
in un giorno di sole volerò via da qui
sono ferro e cartone queste mie nuove ali.
I giorni,
non passano mai
uno dopo l'altro
dimenticherai
ritorni
a volte lo fai
anche se ti sento
non risponderai
coprirò le distanze per venire da te
misurando le forze quando vento non c'è
in un giorno di sole volerò via da qui
sono ferro e cartone le mie ali e così
farò in modo che il viaggio sia il piu' breve che so
e trovato il coraggio da te tornerò
dovrò fare attenzione per non cadere giù
tra rimorso e dolore e non perderti più
CORO:
(sono ferro e cartone le mie ali e così)
respiro
diventerò
CORO:
(sono ferro e cartone le mie ali e così)
in volo
mi librerò
leggero in bilico
CORO:
(sono ferro e cartone le mie ali e così)
respiro
diventerò
CORO:
(sono ferro e cartone le mie ali e così)
venerdì 5 ottobre 2007
Anno zero
A differenza di Prodi e, forse, anche di Mastella, io ho visto la puntata di ierisera dedicata al caso del giudice di Catanzaro De Magistris, che quando in una sua inchiesta è andato a toccare alcuni "personaggi importanti" ed ha ricevuto pressioni da ambienti istituzionali si è trovato una bella richiesta di trasferimento. Che i toni siano stati forti, questo è vero... ma era impossibile trattare una vicenda così importante e delicata in maniera diversa, a meno di non sentire l'opinione della Badescu come fanno a Porta a Porta smontando un paio di biciclette.
Per il poco che potrà servire, se davvero verranno presi provvedimenti a carico di AnnoZero, di Santoro o di De Magistris questo blog si unirà al grande coro di tutti gli altri che protesteranno contro questo scandalo; perché di scandalo si tratta, e non potrebbe essere altrimenti. Quando Berlusconi a Sofia definì Santoro come giornalista fazioso (e i vertici della Rai di allora, da bravi leccaculo, lo tolsero dal video), tutta la sinistra urlò in sua difesa, al punto da farlo anche candidare alle elezioni europee. Oggi che Santoro fa il suo mestiere di giornalista, facendo domande e raccontando vicende che mettono allo scoperto la buffonaggine, la mafiosità e la cialtroneria degli esponenti dell'attuale sistema politico, la sinistra (o meglio, Mastella, il più grande esempio di voltagabbana incoerente che la politica italiana conosca, che con le sua cazzate sta portando allo sfascio il governo e la stessa maggioranza) lo accusa di lavorare per il ritorno di Berlusconi!
Mastella, poi, che dichiara pubblicamente "A Travaglio dico: non ho mai avuto a che fare con grembiulini. Anzi no, faccio outing, e' vero sono iscritto a una loggia massonica, con il numero 52947 (un numero dietro cui si nasconde, come spiega lui stesso, la data di nascita del ministro: il 5 febbraio del 1947, ndr)". Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nella affollatissima conferenza stampa convocata nella sede dell'Udeur all'indomani dell'ultima puntata di 'Annozero'. "In questa loggia massonica - ha spiegato il ministro - mi hanno insegnato il rispetto per le persone, soprattutto per quelle che la pensano in modo diverso, a coltivare i valori della democrazia, a riconoscere l'importanza fondamentale della magistratura". A prescindere dal fatto che il rispetto per le persone, soprattutto per quelle che la pensano in modo diverso, Mastella non sa cosa sia (basta pensare alla polemica sui PACS prima e sui DICO poi)... quel rispetto, insieme al valore della democrazia e all'importanza della magistratura, non lo insegnano certo le logge massoniche ma ben altri istituti, prima su tutti la famiglia, seguita dalla scuola e da una miriade di altre associazioni benemerite che esistono in ogni parte d'Italia e del mondo.
E soprattutto, e questo è bene ricordarlo a tutti quelli che si definiscono cattolici e fanno tanto i paladini della fede, non si può essere cattolici e insieme massoni, e che il codice di diritto canonico del 1917 comminava la scomunica ipso facto a coloro che semplicemente «danno il nome alla setta massonica», e con la revisione de 1983 è stato ribadito che i cattolici che appartengono a una loggia sono in stato di peccato grave e non possono fare la comunione.
E nel 1984 veniva ulteriormente ribadita tale assoluta incompatibilità:
Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava una dichiarazione sulle associazioni massoniche (cfr AAS LXXVI [1984] 300).
A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione può essere utile illustrare brevemente il significato di questo documento.
Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica. Per Leone XIII esse si riconducevano essenzialmente a un naturalismo razionalista, ispiratore dei suoi piani e delle sue attività contro la Chiesa. Nella sua Lettera al Popolo Italiano «Custodi» (8 dicembre 1892) egli scriveva: «Ricordiamoci che il cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili, così che iscriversi all’una significa separarsi dall’altra».
Non si poteva pertanto tralasciare di prendere in considerazione le posizioni della Massoneria dal punto di vista dottrinale, quando negli anni 1970‑1980 la S. Congregazione era in corrispondenza con alcune Conferenze Episcopali particolarmente interessate a questo problema, a motivo del dialogo intrapreso da parte di personalità cattoliche con rappresentanti di alcune logge che si dichiaravano non ostili o perfino favorevoli alla Chiesa.
Ora lo studio più approfondito ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo fra i principi della massoneria e quelli della fede cristiana.
Prescindendo pertanto dalla considerazione dell’atteggiamento pratico delle diverse logge, di ostilità o meno nei confronti della Chiesa, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione del 26.11.83, ha inteso collocarsi al livello più profondo e d’altra parte essenziale del problema: sul piano cioè dell’inconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali.
A partire da questo punto di vista dottrinale, in continuità del resto con la posizione tradizionale della Chiesa, come testimoniano i documenti sopra citati di Leone XIII, derivano poi le necessarie conseguenze pratiche, che valgono per tutti quei fedeli che fossero eventualmente iscritti alla massoneria.
A proposito dell’affermazione sull’inconciliabilità dei principi tuttavia si va ora da qualche parte obiettando che essenziale della massoneria sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun «principio», nel senso di una posizione filosofica o religiosa che sia vincolante per tutti i suoi aderenti, ma piuttosto di raccogliere insieme, al di là dei confini delle diverse religioni e visioni del mondo, uomini di buona volontà sulla base di valori umanistici comprensibili e accettabili da tutti.
La massoneria costituirebbe un elemento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’Universo e si sentono impegnati nei confronti di quegli orientamenti morali fondamentali che sono definiti ad esempio nel Decalogo; essa non allontanerebbe nessuno dalla sua religione, ma al contrario costituirebbe un incentivo ad aderirvi maggiormente.
In questa sede non possono essere discussi i molteplici problemi storici e filosofici che si nascondono in tali affermazioni. Che anche la Chiesa cattolica spinga nel senso di una collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, non è certamente necessario sottolinearlo dopo il Concilio Vaticano II. L’associarsi nella massoneria va tuttavia decisamente oltre questa legittima collaborazione e ha un significato ben più rilevante e determinante di questo.
Innanzi tutto si deve ricordare che la comunità dei «liberi muratori» e le sue obbligazioni morali si presentano come un sistema progressivo di simboli dal carattere estremamente impegnativo. La rigida disciplina dell’arcano che vi domina rafforza ulteriormente il peso dell’interazione di segni e di idee. Questo clima di segretezza comporta, oltre tutto, per gli iscritti il rischio di divenire strumento di strategie ad essi ignote.
Anche se si afferma che il relativismo non viene assunto come dogma, tuttavia si propone di fatto una concezione simbolica relativistica, e pertanto il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante.
In tale contesto, le diverse comunità religiose, cui appartengono i singoli membri delle Logge, non possono essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni di una verità più ampia e inafferrabile. Il valore di queste istituzionalizzazioni appare, quindi, inevitabilmente relativo, rispetto a questa verità più ampia, la quale si manifesta invece piuttosto nella comunità della buona volontà, cioè nella fraternità massonica.
Per un cristiano cattolico, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria - sovraconfessionale e in una forma interna - cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. Ciò sarebbe qualcosa di completamente diverso da quella collaborazione, che per lui è ovvia, con tutti coloro che sono impegnati nel compimento del bene, anche se a partire da principi diversi. D’altronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, d’altra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un «profano».
Anche quando, come già si è detto, non vi fosse un’obbligazione esplicita di professare il relativismo come dottrina, tuttavia la forza relativizzante di una tale fraternità, per la sua stessa logica intrinseca ha in sé la capacità di trasformare la struttura dell’atto di fede in modo così radicale da non essere accettabile da parte di un cristiano, «al quale cara è la sua fede» (Leone XIII).
Questo stravolgimento nella struttura fondamentale dell’atto di fede si compie, inoltre, per lo più, in modo morbido e senza essere avvertito: la salda adesione alla verità di Dio, rivelata nella Chiesa, diviene semplice appartenenza a un’istituzione, considerata come una forma espressiva particolare accanto ad altre forme espressive, più o meno altrettanto possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo all’eterno.
La tentazione ad andare in questa direzione è oggi tanto più forte, in quanto essa corrisponde pienamente a certe convinzioni prevalenti nella mentalità contemporanea. L’opinione che la verità non possa essere conosciuta è caratteristica tipica della nostra epoca e, nello stesso tempo, elemento essenziale della sua crisi generale.
Proprio considerando tutti questi elementi la Dichiarazione della S. Congregazione afferma che la Iscrizione alle associazioni massoniche «rimane proibita dalla Chiesa» e i fedeli che vi si iscrivono «sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».
Con questa ultima espressione, la S. Congregazione indica ai fedeli che tale iscrizione costituisce obiettivamente un peccato grave e, precisando che gli aderenti a una associazione massonica non possono accedere alla Santa Comunione, essa vuole illuminare la coscienza dei fedeli su di una grave conseguenza che essi devono trarre dalla loro adesione a una loggia massonica.
La S. Congregazione dichiara infine che «non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche, con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito». A questo proposito il testo fa anche riferimento alla Dichiarazione del 17 febbraio 1981, la quale già riservava alla Sede Apostolica ogni pronunciamento sulla natura di queste associazioni che avesse implicato deroghe alla legge canonica allora in vigore (can. 2335).
Allo stesso modo il nuovo documento, emesso dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede nel novembre 1983, esprime identiche intenzioni di riserva relativamente a pronunciamenti che divergessero dal giudizio qui formulato sulla inconciliabilità dei principi della massoneria con la fede cattolica, sulla gravità dell’atto di iscriversi a una loggia e sulla conseguenza che ne deriva per l’accesso alla Santa Comunione. Questa disposizione indica che, malgrado la diversità che può sussistere fra le obbedienze massoniche, in particolare nel loro atteggiamento dichiarato verso la Chiesa, la Sede Apostolica vi riscontra alcuni principi comuni, che richiedono una medesima valutazione da parte di tutte le autorità ecclesiastiche.
Nel fare questa Dichiarazione, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede non ha inteso disconoscere gli sforzi compiuti da coloro che, con la debita autorizzazione di questo Dicastero, hanno cercato di stabilire un dialogo con rappresentanti della Massoneria. Ma, dal momento che vi era la possibilità che si diffondesse fra i fedeli l’errata opinione secondo cui ormai la adesione a una loggia massonica era lecita, essa ha ritenuto suo dovere far loro conoscere il pensiero autentico della Chiesa in proposito e metterli in guardia nei confronti di un’appartenenza incompatibile con la fede cattolica.
Solo Gesù Cristo è, infatti, il Maestro della Verità e solo in Lui i cristiani possono trovare la luce e la forza per vivere secondo il disegno di Dio, lavorando al vero bene dei loro fratelli.
Il link del sito vaticano è: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850223_declaration-masonic_articolo_it.html , tenetelo a mente quando gente come Mastella e Berlusconi pretenderà di nuovo di insegnare al mondo il cattolicesimo...martedì 2 ottobre 2007
TORNATO!
Ho scoperto con odio e disperazione d aver perso un sacco di roba nel crash del disco fisso del vecchio computer... tutte le mie foto, quelle dei miei amici, delle cene fatte insieme, delle vacanze, dei miei viaggi, tutto sparito, e confesso che mi son girate parecchio le palle (qualcuno invece avrà esultato, ma vabbè). Ma del resto son cose che succedono, è inutile piangerci sopra.
Sicuramente avrò piazzato qualche errore o qualche lettera mancante in questo intervento, devo ancora abituarmi alla nuova tastiera che a quanto pare ha bisogno di una pressione diversa rispetto alla vechia... diamo tempo al tempo :P
E riprendiamo anche la vecchia tradizione di chiudere con il testo di una canzone... Ecco il testo con la relativa traduzione di "Pictures Of You" dei Last Goodnight, dal loro album "Poison Kiss".
This is the clock upon the wall
This is the story of us all
This is the first sound of a newborn child,
Before he starts to crawl
This is the war that’s never won
This is a soldier and his gun
This is the mother waiting by the phone,
Praying for her son
Pictures of you, pictures of me
Hung upon your wall for the world to see
Pictures of you, pictures of me
Remind us all of what we used to be
There is a drug that cures it all
Blocked by the governmental wall
We are the scientists inside the lab,
Just waiting for the call
This earthquake weather has got me shaking inside
I'm high up and dry
Pictures of you, pictures of me
Hung upon your wall for the world to see
Pictures of you, pictures of me
Remind us all of what we used to be
Confess to me, every secret moment
Pictures Of You Lyrics on
Every stolen promise you believed
Confess to me, all that lies between us
All that lies between you and me
We are the boxers in the ring
We are the bells that never sing
There is a title we can't win no matter
How hard we might swing
Pictures of you, pictures of me
Hung upon your wall for the world to see
Pictures of you, pictures of me
Remind us all of what we could have been
Pictures of you, pictures of me
Hung upon your wall for the world to see
Pictures of you, pictures of me
Remind us all of what we could have been
We could have been
We could have been
Pictures of you, pictures of me
Remind us all of what we could have been
Could have been
Immagini di te
Questo è l'orologio appeso al muro
Questa è la storia di noi tutti
Questo è il primo suono emesso da un neonato
Prima che inizi a camminare carponi
Questa è la guerra che non è stata mai vinta
Questo è il soldato e la sua pistola
Questa è la madre che aspetta vicino il telefono
Pregando per suo figlio
Immagini tue, immagini mie
Appese al tuo muro perché il mondo le possa vedere
Immagini tu, immagini mie
Ci ricordano tutto quello che eravamo
C'è un farmaco che cura tutto
Bloccato dal muro governativo
Noi siamo gli scienziati dentro il laboratorio
Che aspettano solo la chiamata
Questo tempo da terremoto mi ha scosso dentro
Sono spiazzato
Immagini tue, immagini mie
Appese al tuo muro perché il mondo le possa vedere
Immagini tu, immagini mie
Ci ricordano tutto quello che eravamo
Confessami ogni momento segreto
Ogni promessa rubata in cui hai creduto
Confessami tutte quelle bugie tra di noi
Tutte le bugie tra te e me
Siamo i pugili nel ring
Siamo le campane che non suonano mai
C'è un titolo che non possiamo vincere
Non importa quanto duramente potremmo colpire
Immagini tue, immagini mie
Appese al tuo muro perché il mondo le possa vedere
Immagini tu, immagini mie
Ci ricordano tutto quello che saremmo potuti essere
Immagini tue, immagini mie
Appese al tuo muro perché il mondo le possa vedere
Immagini tu, immagini mie
Ci ricordano tutto quello che saremmo potuti essere
Che saremmo potuti essere
Che saremmo potuti essere
Immagini tue, immagini mie
Ci ricordano tutto quello che saremmo potuti essere
Saremmo potuti essere
venerdì 28 settembre 2007
L'attesa è quasi finita
Nel frattempo ieri mattina mi hanno tamponato, per fortuna senza gravi danni né alla macchina né a me, diciamo che è stata più forte la rottura di scatole nel dover aspettare i vigili urbani della Pieve e poi dover compilare i fogli all'assicurazione che la botta presa dalla macchina.
Per questo fine settimana il programma prevede ancora una trasferta in terra romagnola dal fidanzato (che non è zoccoleggiare, come qualcuno pensa -.- ), al ritorno alle 5 di sabato notte la visione del Gran Premio del Giappone di Formula1 (perché su Sky la diretta comincia un po' prima che sulla Rai :p ), poi a mezzogiorno l'anticipo del campionato di basket su SkySport2, e la domenica pomeriggio e sera mi guardo un po' di calcio (la sera c'è il derby tra Juve e Torino): in pratica, penserò solo a riposarmi e a star bene con il mio amore :)
Ci rileggiamo tra qualche giorno (spero...)
giovedì 13 settembre 2007
Da stasera tornano i Gialappi
Da stasera, sempre alle 21, sempre su Italia1:
Novità in vista per la serata del giovedì di Italia1. I due gruppi di lavoro più irriverenti del panorama televisivo italiano - quelli de Le Iene e la Gialappa's Band - si ripresentano in coppia, stavolta non per Mai dire Iene, ma per un programma tutto nuovo: Mai dire Candid.
In onda per 5 settimane in prima serata, rigorosamente in diretta, il programma sarà capitanato dal Mago Forest e da Ilary Blasi, tormentati e messi in difficoltà dalle voci fuori campo più sfacciate del piccolo schermo: Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto.
Protagoniste di questo show saranno vere e proprie candid camera realizzate con l'inconfondibile marchio de Le Iene e commentate dalla Gialappa's Band.
Mai dire Candid si presenta come un'evoluzione delle candid-camera realizzate negli anni '60 da Nanny Loy, come ha già avuto modo di dire Malaparte a suo tempo, e vuole offrire non solo momenti di divertimento, ma anche spunti per svelare, attraverso l' occhio della telecamera nascosta, gli aspetti più autentici della società italiana del XXI secolo.
Gli imprevisti sono assicurati, ma non mancheranno anche spunti di riflessione. Infatti, a differenza delle classiche candid-camera, le ignare vittime si trovano spesso costrette ad affrontare situazioni create ad hoc che attingono a tematiche sociali, di attualità o di costume. Le candid-camera si presentano quindi come uno specchio dei cambiamenti avvenuti nel corso degli anni nelle abitudini, negli stili di vita e soprattutto nelle reazioni degli italiani.
Lo studio 10 di Cologno Monzese ospiterà, oltre al pubblico, anche alcuni protagonisti delle candid presentate. La regia del programma è affidata a Massimo Fusi.
mercoledì 12 settembre 2007
Amici gay, è l'ora di armarsi!
“Capita abbastanza spesso che vengono dei ragazzini a provocarci, ma si tratta di ragazzate” dice Guido del Fante dell’Arcigay, “In questo caso però la storia era molto diversa: in una macchina circolavano quattro giovani dal muso duro lanciando delle vere e proprie sfide e bloccando addirittura le altre auto. In una seconda macchina, rimasta appartata, erano appostati tre ragazzi per coprire le spalle ai provocatori.”
“Fortunatamente questo episodio non ha avuto conseguenze anche perché nel momento in cui gli omofobi erano scesi dall’auto per affrontare i nostri tre soci, è arrivato un gruppo di altri nostri iscritti e di amici del circolo Ho Chi Minh avvertiti col cellulare. Vedendosi di fronte non a pochi inermi, ma ad un gruppo nutrito di persone gli squadristi sono fuggiti a gambe levate” aggiunge Daiana Leporatti, Presidente del Comitato Provinciale.
Alle due volanti dei carabinieri, arrivati pochi attimi dopo, sono stati forniti i numeri di targa delle macchine, senza poter però rilevare i dati anagrafici di che era a bordo.
Matteo Marliani, attivista pistoiese del movimento gay, rilancia: “Invito le amiche lesbiche e gli amici gay ad armarsi non più di buone parole e di buone intenzioni, ma di oggetti da autodifesa, come lo spray antiaggressioni o altro”, mentre il Presidente Regionale di Arcigay, Bert d’Arragon, invita le istituzioni ad intervenire: “Il preoccupante moltiplicarsi di episodi di omofobia e di rigurgiti neofascisti in tutta la Toscana non devono essere assolutamente sottovalute. Basta pensare che a Pistoia si sono visti gruppi neofascisti provenienti da Siena e da Lucca e ora anche da Prato, dove la questione dell’Interporto, anche a causa silenzio del Comune e della Prefettura, sta dando un terreno fin troppo fertile per episodi del genere. Infatti, le due macchine intervenute a Pistoia sono intestate a persone di Montemurlo, probabilmente genitori dei giovani, forse ignari della deriva squadrista in cui sono piombati i loro figli. Chiederemo un incontro urgente con le autorità pistoiesi e pratesi per non prolungare ancora la pericolosa sottovalutazione di questi episodi.”
martedì 4 settembre 2007
Back home - parte 2
Questo è il santuario, vicino al campeggio:
e questa invece è l'entrata del campeggio:
dalla finestra della cucina:
dalla porta di ingresso:
Ovviamente un po' ci siamo anche mossi, come per andare a Minucciano, capoluogo del comune in cui si trova anche il Santuario, che sorge su di un altopiano roccioso, le cui falde sono bagnate dai canali Corona, della Villa e dei Panni. Lo sperone roccioso è accessibile da un lato in cui sorgeva anticamente una robusta porta ferrata; si tratta di una di quelle costruzioni serrate che gli urbanisti definiscono a "Fuso d'Acropoli". La sua edificazione sembra sorta su di un primitivo insediamento Ligure-Apuano e poi "praesidium" Romano. Pare che Minucciano si debba identificare con il famoso "Saltus", luogo in cui il console Quinto Minucio, corse, in un'epica battaglia, il pericolo nel II° secolo a.c. di vedere annientare le suo legioni dai Liguri-Apuani; nonostante questo episodio i Romani vinsero la guerra e non sembra infondato ritenere che la denominazione Minucciano derivi proprio dal nome del console "Minucio" artefice della vittoria. Caduto l'Impero Romano d'occidente, il paese è passato attraverso molte dominazioni a partire dai Goti, i Longobardi, Franchi, i Malaspina signori di Lunigiana, la Repubblica di Lucca, Pisa, Firenze, i Visconti di Milano e gli Estensi di Ferrara per poi seguire la Repubblica di Lucca fino all'Unita' d'Italia; da notare che in epoca Lucchese Minucciano aveva il privilegio di emettere una propria moneta nominale, utilizzata nella propria Vicaria, che era il "Barbone Minuccianese" convertibile con la valuta di Lucca. Ed ecco una foto del paesello:
e del paesaggio che lo circonda:
E poi, il giovedì abbiamo deciso di andare all'Acquario di Genova; dato che Diego non c'era mai stato (e nemmeno io a dire la verità), visto che comunque il viaggio era di due ore scarse, siamo partiti alle 6 di mattina per essere di ritorno per l'ora di pranzo. Foto non ce ne sono (almeno, non pubblicabili, le foto di Diego ovviamente non posso metterle online), ma al link http://www.acquario.ge.it/ potete trovare di tutto di più.
Tra le foto pubblicabili c'è quella della casa nucleare (Diego la chiama così) di un colore decisamente inusuale, appena fuori Piazza al Serchio:
e quelle di me che rimetto a posto un cavo elettrico il giorno della partenza:
Ovviamente dalle foto è abbastanza impossibile descrivere tutte le cose che abbiamo fatto, essendo in fondo piccole cose ma che sono state belle (almeno per me, ovvio) per il solo fatto di averle fatte insieme.
Back home
E in tutto questo, devo dire grazie una volta di più al "mio" Diego, che anche nelle più piccole cose come nelle grandi è sempre più il ragazzo fantastico che ho sempre voluto avere accanto...
a presto :)
sabato 25 agosto 2007
Finalmente un po' di vacanza
Ho usato il plurale perché ovviamente non andrò da solo, Diego sarà con me... potremmo considerarla una prima prova di convivenza quotidiana, ma forse sarebbe caricare di un significato troppo "pesante" quello che è solo un periodo di ferie per entrambi.
Non potendo avvertire singolarmente una per una tutte le persone che conosco, lo scrivo sul blog... tornerò giù la sera del 2 settembre dato che il 3 si ricomincia a "lavorare" almeno ufficiosamente; quindi, in questi giorni chi avesse bisogno di me può trovarmi solo sul cellulare.
Alla prossima.