lunedì 20 aprile 2009
Maledetta primavera...
L'unica speranza che resta è che almeno per il ponte del primo maggio il tempo si stabilizzi un pochino sul sereno, visto che per la prima volta da quando avevo gli anni a una sola cifra ho deciso di andare al mare (costiera romagnola, sì, perché costa pochino) e con la pioggia Rimini diventa terribilmente malinconica pure se hai appena vinto al Superenalotto (colpa di Raf e della sua "Malinverno"!).
Sì, lo so, non sono considerazioni molto interessanti, ma ogni tanto i blog servono anche come sfogo (dicono) e anche per questo lo uso... aspettando di riuscire a mettere Wordpress sul mo spazietto web nuovo nuovo, perché c'è qualcosa che mi sfugge e non capendoci un cazzo devo andare a tentativi provocando l'esaurimento nervoso all'helpdesk della Hostek (che credo ci penserà due volte prima di rinnovarmi il dominio)
venerdì 27 febbraio 2009
Hanno denunciato Beppino Englaro...
Una denuncia per omicidio volontario è stata inviata dall'associazione «Scienza e vita» alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo La Quiete del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
ATTO DOVUTO - In seguito alla denuncia - si è appreso in serata da fonti investigative friulane - il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di 14 persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l'anestesista Amato De Monte che ha guidato l'équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e 12 componenti dell'associazione «Per Eluana». L'associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto «La Quiete» di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d'appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione.
mercoledì 25 febbraio 2009
Il governo aiuta gli italiani buttando via 400 MILIONI DI EURO!!!
Spiegazione in breve: il 6 e 7 giugno si voterà in tutta Italia per le elezioni amministrative (comuni, province e regioni), unificate in un solo giorno. E si doveva votare anche per un referendum che da un anno aspetta di essere votato, il referedum che vuole far avere di nuovo agli italiani la possibilità di scegliere chi viene mandato in Parlamento; per dirne una, se il referendum passa i cittadini romagnoli non saranno obbligati votando il loro partito a mandare in Parlamento il vicesindaco di Lampedusa, che la Romagna non sa dove sia e non gliene può fregare di meno di cosa accada lì. La cosa logica era di votare tutto nello stesso giorno: si pagano una sola volta gli scrutatori, gli straordinari festivi ai poliziotti, i trasporti delle schede da e per i seggi e così via; di questi tempi, meglio risparmiare visto che i soldi non ci sono né per i lavoratori né per le università né per le scuole.
Invece no: siccome ai partiti (Lega in testa) sta bene che chi va n Parlamento lo scelgano le segreterie dei partiti e non i cittadini, si voterà il weekend successivo, il 14 giugno, con una spesa aggiuntiva di ben 400 milioni di euro!!!
Sono solo una massa di cialtroni...
E adesso ecco l'articolo esplicativo da Corriere.it :
Quattrocento milioni di euro: 112 volte la somma dell'8 per mille distribuita nel 2008 alle organizzazioni di assistenza umanitaria. Ecco quanto costerà, secondo gli economisti de lavoce.info, il rifiuto di inserire il referendum elettorale tra le varie consultazioni (europee, comunali, provinciali…) raggruppate nell'election-day del 6 e 7 giugno. Risultato: ci porteranno a votare molto probabilmente tre domeniche di fila.
Obiettivo, neppure tanto segreto: stufare gli elettori e far saltare il quorum. Così da conservare la legge attuale, definita dal suo stesso ideatore «una porcata». Peccato. Peccato perché la scelta del governo di rompere finalmente con l'andazzo che per decenni aveva sparpagliato le elezioni su una infinità di date diverse era stata apprezzata, sull'uno e l'altro fronte degli schieramenti, da tutti coloro che hanno chiari due punti. Il primo: lo Stato, specialmente in questi tempi di vacche magre, deve risparmiare più soldi possibile. Il secondo: lo stillicidio di continue scadenze elettorali ha troppo spesso frenato (a volte fino alla paralisi) chi stava al governo impedendogli di muoversi senza l'ossessione di essere punito al primo esame, volta per volta cavalcato dai vincitori di turno.
Erano anni che da più parti si invocava l'election day. E anni che, a seconda delle convenienze del momento, si mettevano di traverso questo o quel partito. Finché Roberto Maroni, qualche tempo fa, aveva spiegato: «Il Consiglio dei ministri ha approvato la mia proposta: si voterà insieme per le Europee, per oltre 4000 Comuni e per 73 Province. Per fare questo abbiamo anticipato al sabato la mezza giornata di votazioni che di solito è di lunedì, sia per le Amministrative sia per le Europee».
Alleluja. Ma il referendum? Ottocentoventimila persone, 320 mila più del necessario, avevano firmato ai banchetti in piazza di Mario Segni e Giovanni Guzzetta per cambiare il «porcellum», la legge elettorale che perfino il leghista Roberto Calderoli, suo promotore, aveva definito «una porcata». E intorno alle tre idee di base (premio di maggioranza alla lista più votata alla Camera, premio di maggioranza alla lista più votata al Senato e divieto delle candidature multiple, che consentivano ai leader eletti in più collegi di optare per l'uno o per l'altro scegliendo di fatto chi fare subentrare e chi no) si erano schierati in tanti. Di destra e di sinistra. Da Arturo Parisi a Gianfranco Fini, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Di Pietro.
Va da sé che Mario Segni, già scottato l'anno scorso dal rinvio della consultazione deciso per la caduta del governo Prodi, l'infarto della XV legislatura e le elezioni anticipate, vive la scelta del Viminale con rabbia e sconcerto: «L'election-day il 7 giugno col Referendum sarebbe stato un'ottima cosa, ma l'election day col Referendum una settimana dopo, stretto tra la prima tornata elettorale e il secondo turno delle Amministrative la domenica seguente, è una vera presa per i fondelli». Che alla Lega non piaccia il Referendum si sa: se passassero i «sì» ai quesiti studiati da Guzzetta il Carroccio rischierebbe di esser preso in mezzo. Calderoli, un mese fa, era stato chiarissimo: «Perché dovremmo accettare un sistema che forza tutti ad entrare in due soli listoni? Berlusconi ha già difficoltà a fare il Pdl, figuriamoci se ci obbliga a entrare in un unico cartello elettorale». Quindi, patti chiari amicizia lunga: «Se qualcuno dei nostri alleati volesse sostenere quei quesiti sappia che qualcuno nella maggioranza potrebbe anche votare contro il governo».
L'obiezione formale è nota: un referendum mischiato in mezzo ad elezioni europee, comunali e provinciali rischia di «confondere» gli elettori. Risposta dei referendari: ma non è forse la destra ad additare ogni giorno a modello gli Stati Uniti d'America? Bene: in trentasei degli States, in contemporanea con le ultime presidenziali che hanno visto il trionfo di Barack Obama, gli americani hanno votato su 153 referendum. Dal matrimonio gay (in California) all'assimilazione dell'aborto all'omicidio (Colorado), dall'abrogazione del diritto all'interruzione anticipata della gravidanza (South Dakota) all'uso medico della marijuana (Michigan) fino, nello stato di Washington, al suicidio assistito.
Lo stesso Roberto Maroni del resto, quando stava all'opposizione, la pensava in maniera diversa. Basti tornare all'aprile del 2001, otto anni fa, quando l'allora premier Giuliano Amato rifiutò di abbinare le elezioni in arrivo il 13 maggio, che avrebbero visto il trionfo del Cavaliere e della sua coalizione, con il referendum sulla famosa devolution lombarda indetto da Roberto Formigoni e caro alla Lega. «Una vendetta meschina », sibilò Ignazio La Russa. «Si voterà anche a costo di sistemare dei seggi in piazza», tuonò il futuro ministro dell'Interno, «se si inventasse un rinvio illegittimo per decreto, la Regione Lombardia è pronta ad installare altri seggi e altri scrutatori per i referendum regionali, vicini a quelli delle elezioni». Altri tempi, altri interessi. Formalmente legittimi, per carità. Purché sia chiaro: collocare il referendum elettorale nella domenica in mezzo tra le Europee e i ballottaggi delle Amministrative per puntare al fallimento del quorum costerà appunto agli italiani, stando ai calcoli di lavoce. info, circa 200 milioni di euro in più di spese dirette («quanto fin qui impegnato per la social card») più altri 200 di oneri indiretti. Totale: 400 milioni. Ottanta in più di quei 322 dati nel 2008 dall'Italia, il più tirchio dei Paesi occidentali, in aiuti al Terzo Mondo.
Gian Antonio StellaContratto nazionale scaduto? Sciopera virtualmente!
Io ormai 'un capisco più se sto vivendo in un gigantesco scherzo collettivo, o se veramente vengono fatte certe leggi e la gente è anche contenta che siano fatte.
Lo sciopero virtuale... siamo arrivati a questo, a impedire nei fatti di scioperare a chi lavora nei trasporti per evitare di creare disagi alla gente. Ovvero, non è che si opera PRIMA degli scioperi per evitare che i lavoratori si rompano le palle e facciano sciopero, ma gli si elimina direttamente la possibilità di scioperare.
Ecco qua l'articolo del Corriere.it :
ROMA - Arriva lo sciopero virtuale nei servizi essenziali, in particolare nei trasporti. È quanto prevede la bozza di disegno di legge «per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone» che sarà all'attenzione del prossimo Consiglio dei Ministri. La delega al governo prevede «l'istituto dello sciopero virtuale, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale».
TRASPORTI - Per proclamare uno sciopero nel settore dei trasporti sarà inoltre necessario un referendum consultivo preventivo obbligatorio. A meno che non si tratti di proclamazioni da parte di sindacati che hanno più del 50% di rappresentatività. In aggiunta, nei servizi di particolare rilevanza, serve anche l'adesione preventiva da parte del singolo lavoratore. Il disegno di legge prevede «l'introduzione dell'istituto del referendum consultivo preventivo obbligatorio, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50% dei lavoratori, e della dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore almeno con riferimento a servizi o attività di particolare rilevanza». Il ddl prevede anche la predisposizione di adeguate procedure per un congruo anticipo della revoca dello sciopero al fine di eliminare i danni causati dall'effetto annuncio e di una più efficiente disciplina delle procedure di raffreddamento e conciliazione attenta alle specificità dei singoli settori. Il disegno di legge stabilisce poi la semplificazione delle regole relative alla rarefazione soggettiva ed oggettiva anche in funzione del grado di rappresentatività dei soggetti proclamanti, nonchè di una revisione delle regole sulla concomitanza di scioperi che incidano sullo stesso bacino di utenza.
AUTOTRASPORTO - Il ddl intende regolamentare anche lo sciopero nel settore dell'autotrasporto attraverso l'attribuzione di specifiche competenze e funzioni di natura arbitrale e conciliativa, anche obbligatorie o su richiesta delle parti, alla Commissione per le relazioni di lavoro . Il ddl prevede un più effettivo raccordo e scambio di informazioni tra la Commissione per le relazioni di lavoro e le autorità amministrative competenti per l'adozione della ordinanza di precettazione, nonchè di un potenziamento del coinvolgimento delle associazioni degli utenti e della corretta informazione all'utenza dei servizi essenziali anche attraverso le televisioni e gli organi di stampa; divieto di forme di protesta o astensione dal lavoro lesive, anche per la durata o le modalità di attuazione, del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione anche attraverso l'individuazione, nei contratti e negli accordi collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche formalità e procedure per la proclamazione.
Ma io me lo sentivo...
Infatti stamattina il quotidiano gratuito Leggo pubblica un articolo in due parti, che vi riporto con un breve commentino.
Prima parte:
La canzone «Luca era gay», presentata all'ultimo Festival di Sanremo da Povia, è tuttora al centro di polemiche per il modo «particolare» con il quale è stato affrontato il tema dell'omosessualità. Striscia la Notizia è in grado di rivelare in quale contesto Povia è venuto a conoscenza della storia di Luca, da cui poi avrebbe tratto ispirazione per la sua canzone. «Nell'ottobre del 2007 -sottolinea l'ufficio stampa del programma- Striscia si è occupata di Arkeon, un' associazione in cui, alcuni ex adepti avevano segnalato al tg satirico che i leader del gruppo millantavano di poter curare gravi malattie e ne denunciavano anche i metodi coercitivi e violenti. Padre Caltalamessa, conduttore del programma »A sua immagine«, ha promosso le attività di Arkeon dedicandole una puntata e raccontando come avesse aiutato un ragazzo a uscire dalla condizione di omosessualità. Il nome del ragazzo era proprio Luca». «In un'intervista-confessione Luca racconta la sua esperienza di ragazzo gay che, grazie ad Arkeon, è ora sposato con una donna da cui ha avuto anche un figlio. Nelle parole di Luca è possibile ritrovare le strofe della canzone presentata a Sanremo da Povia. Un' inchiesta sul metodo Arkeon, meno di un mese fa, ha visto la Procura di Bari chiedere il rinvio a giudizio per undici persone. Nell'indagine -continua l'ufficio stampa di Striscia la Notizia- sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata di violenza».
Alla faccia dello sconosciuto incontrato in treno, la storia era troppo piena di luoghi comuni per essere vera, e infatti non lo è visto che si ispira alle minchiate raccontate dai talebani cattolic di Akreon.
Per inciso, quel testa di cazzo di padre Caltalamessa conduce un programma su RaiUno, pagato quindi da tutti voi che leggete.
Seconda parte:
Alla fine è uscito allo scoperto. Dopo le polemiche che hanno preceduto e accompagnato la sua partecipazione al Festival di Sanremo, Povia getta la maschera e fa capire chiaramente che la sua canzone, Luca era gay, non è solo il racconto di una storia, ma anche una presa di posizione rispetto al tema dell'omosessualità. Come anticipa il sito web Tvblog, questa sera alle 22:55 andrà in onda sul canale del digitale terrestre Rai 4, durante il programma Sugo, un'intervista rilasciata dal cantante a Christian Letruria. Tra le frasi che faranno discutere, ce n'è una in particolare che rivela l'omofobia di Povia: “Non si deve fare ironia anche perché per fare i figli non si viene dietro. Possono dire quello che vogliono ma per fare figli non si viene dietro”. Il cantante, inoltre, afferma di avere apprezzato l'articolo in sua difesa scritto dall'intellettuale omosessuale Walter Siti sulle pagine de La Stampa. “L’ho letto -dichiara Povia - bello. Finalmente parla di dialogo, come diceva Berlinguer, con il quale si può ottenere tutto e ha chiesto a me, o ad altri, di scrivere una canzone per l’anno prossimo su qualcuno che da etero diventa gay. Sono un cantautore, mi candiderei se ci fosse il partito dell’analisi e del ragionamento. Quando c’è un manifestazione seria nella quale credo, come il Family Day, vado e non me ne fregava nulla se c’erano politici separati, predicatori che razzolavano male. Ci sono andato perché ci credevo, perché credo nella sanità. In quel momento ero di destra. Ora sto scrivendo una canzone contro il governo perché per mia figlia tra qualche anno dovrò spendere venti-trentamila euro per la scuola. In quel momento sarò di sinistra". E aggiunge: "Per me la sessualità è un pensiero, una mentalità, un’opinione e anche una religione. I film porno li vedo con gli amici. Da solo diventerebbe una droga, invece dopo i concerti…”. Adesso, che ha già ottenuto il secondo posto al Festival di Sanremo, si può sbottonare.
Non avrei mai pensato di dirlo, ma probabilmente farsi troppe seghe con gli amici davvero brucia i neuroni. Che poi, per inciso, farsi le seghe da soli è normali, ma farsele solo insieme ad altri uomini è la cosa più gay che esiste...
Chissà, potrei anche...
...ricominciare a usare il blog, dopo tanto tempo. Ci sono così tante robe schifose in giro adesso, che stare zitti è parecchio ardua.
L'ultima è che per far fare soldi a qualche amico di Berlusconi (come successo con la variante di valico, il ponte sullo Stretto di Messina e l'Alitalia) avremo anche noi le nostre brave centrali nucleari. Come? Siete tra quelli che credono alla cazzata che il nucleare è l'unica strada percorribile per l'Italia, e che tanto non è pericoloso? Allora non leggete questo articolo che riporto dal Corriere.it di oggi... potreste ricredervi e si sa, oggi come oggi è meglio essere assassini che cambiare idea...
Le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose, in caso di incidente, degli impianti che dovrebbero sostituire. Lo afferma un'inchiesta del quotidiano britannico The Independent, secondo cui alcuni documenti di natura industriale proverebbero come, in caso di incidente, la fuoriuscita di radiazioni da queste centrali sarebbe notevolmente più consistente e pericolosa che non in passato. Documenti che provengono anche dalla francese Edf. Si tratta di prove, scrive il quotidiano, «ben sepolte tra le carte della stessa industria nucleare» e che «mettono in dubbio le ripetute affermazioni secondo le quali i nuovi Epr (European Pressurised Reactors) sarebbero più sicuri delle vecchie installazioni». Semmai sarebbe vero il contrario: «Pare che un incidente a un reattore o al sistema di smaltimento delle scorie, sebbene più difficile da verificarsi, potrebbe avere conseguenze ancor più devastanti in futuro». In particolare, tra gli studi esaminati, «ce n'è uno che suggerisce che le perdite umane stimate potrebbero essere doppie» rispetto al passato.
QUADRUPLO DI PARTICELLE - Un impianto della generazione Epr è già stato realizzato in Finlandia, due sono in fase di realizzazione o progettazione in Normandia. Quattro verrebbero realizzati dalla Edf in Gran Bretagna. L'India è interessata a costruirne sei. «Finora questo tipo di centrali è stato generalmente considerato meno pericoloso di quelli attualmente in funzione - continua il giornale britannico - solitamente perché dotato di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie. Ma le informazioni contenute nei documenti da noi consultati dimostrano che in effetti producono una quantità di isotopi radioattivi di gran lunga maggiore tra quelli definiti tecnicamente "frazioni di rilascio immediato" proprio perché fuoriescono facilmente dopo un incidente». Inoltre «i dati contenuti in un rapporto fornito dalla Edf suggeriscono l'idea che la quantità di particelle radioattive di rubidio, bromo, cesio e iodio sarebbero il quadruplo che con i reattori attualmente in uso». Un secondo rapporto, questa volta della Posiva Oy, una compagnia specializzata nel trattamento delle scorie nucleari e che è di proprietà di due ditte specializzate nella costruzione di centrali, «lascia intendere che la produzione di iodio 129 sarebbe addirittura sette volte superiore».
VELOCITÀ DOPPIA - Non basta: un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste, lascia concludere che il cesio 135 e il cesio 137 sarebbero maggiori di 11 volte. Tanta disparità nei possibili effetti di un incidente è dovuta proprio all'idea attorno alla quale sono impostati i reattori di nuova generazione, che bruciano il loro combustibile nucleare a una velocità doppia rispetto agli attuali«. La Areva, l'azienda che progetta gli Epr, ha puntualizzato, una volta interpellata dall'Independent, che «la radiattività complessiva delle scorie in realtà aumenta solo in misura leggera». Inoltre «queste centrali sono state progettate esattamente per bloccare ogni fuga radioattiva». Il quotidiano, però, ha fatto analizzare i dati ad alcuni esperti di propria fiducia. Conclusione: «il motivo di preoccupazione è comunque la grande quantità di materiale radioattivo che può fuoriuscire, perché nessun sistema dà la certezza matematica della sicurezza». A riguardo il commento della Edf è lapidario: «Siamo fiduciosi che i nuovi impianti possano essere costruiti e gestiti in assoluta sicurezza». (Agi)
lunedì 19 gennaio 2009
Senti senti 'sto Luca che era gay...
Non so se l'avevo mai scritto sul blog, ma in ufficio il capo vuole la radio sintonizzata 24 ore su 24 (pure se noi lavoriamo 8 ore al massimo) su Radio Deejay.
Che oggi in "Ciao Belli" ha tramesso la versione youtube di "Luca era gay"di Povia.
Che io non avevo ancora sentito.
Che fa morire dal ridere.
Che è questa (video su http://www.youtube.com/watch?v=KSKGUaHYcV8 )
L’ho preso pure a secco
Più duro di un ghiacciolo senza stecco
E se non sto molto attento
Il giorno dopo poi cammino a stento
Anch’io come Grillini
Mi sento un grande esperto di pompini
Però io adesso son guarito
Non sento più quel frivolo prurito.
E tutti quanti lo sanno
Son stato eletto pure frocio dell’anno
Oh ce l'ha fatta Tiziano
A diventare famoso anche se ha dato via l’ano.
Perché io ero un gran ricchione
Se preferisci culattone
Ma la sostanza è sempre quella
Non amo la figa ma solo la cappella.
Perché io ero un gran finocchio
Anche se al primo colpo d’occhio
Sembro proprio un uomo con dei sani principi
Ma se ne accorgerebbe pure un pazzo
Che purtroppo a me
Piace solo il….
Piacere sono Luca
Per tutti sono quello che la suca
Però io adesso son guarito
Al massimo ci infilo solo un dito
E tutti quanto lo sanno
Che a dare il culo ci si becca un malanno
Oh, me lo ha detto anche Ratzi
Che non sei normale se ti piacciono i cazzi.
Però io ero un gran ricchione
Se preferisci culattone
Ma la sostanza è sempre quella
Non amo la figa ma solo la cappella.
Ma adesso non sono più gay
Mi faccio solo i cazzi miei
Ancora Adesso il culo me lo spacco
Però in un altro senso
Ma mi piaceva un sacco
Pure prima.
E dopo il calcetto
Non guardo più al di sotto del petto
È Perché se guardi in basso
Sotto le docce è quasi con certezza
Che becchi una mazza
E diventi pazza!
E finisce che ti piacerà il pene
E poi diventerai un ricchione
Se preferisci culattone
Ti sveglierai al mattino con la voglia di cazzo
E se non trovi chi ti farà il mazzo
Tu diventi pazzo.
E poi ti svegli la mattina
Ancora messo a pecorina!
domenica 21 dicembre 2008
Franza o Spagna (purché se magna)
Montanelli li chiamava “i rièccoli”. Salvatore Ligresti, arrestato ai tempidi Mani Pulite, fu condannato definitivamente a 2 anni e mezzo per corruzione e finanziamento illecito dei partiti (tangenti Eni-Sai e Metropolitana Milanese). Eppure gli amministratori della giunta fiorentina trattavano con lui “riservatamente” sul nuovo stadio da costruire su suoi terreni. Alfredo Romeo fu condannato nel ’96 dal Tribunale di Napoli a 4 anni e mezzo per le tangenti sulla gestione del patrimonio del Comune, condanna confermata in appello (pena dimezzata) e prescritta in Cassazione. Eppure continuava a vincere appalti a Napoli, Roma, Venezia, al Quirinale e così via. A curargli l’immagine è l’assessore regionale Claudio Velardi, che chiede le dimissioni della Iervolino, anzichè le proprie. Nel 1996 i giudici scrivevano: “Romeo prende contatti con tutte le forze politiche e a tutte… offre contributi.. Non mira solo alla gestione del patrimonio della città di Napoli… ma anche di Roma”. Oggi, 12 anni dopo, i pm scrivono: “Le amabili conversazioni tra Romeo e i parlamentari Bocchino e Lusetti… portano alla luce una trasversalità di rapporti che garantiscono a Romeo la certezza dei propri affari vita natural durante, a prescindere dalle coalizioni di volta in volta prevalenti”.
Franza o Spagna purchè se magna. Tutto può dire chi ha continuato a stringere le mani di noti corruttori fuorchè “non sapevo”. Anzichè menarla con la separazione delle carriere tra pm e giudici si potrebbe cominciare col separare le carriere dei politici da quelle dei tangentari. O è troppo?
martedì 21 ottobre 2008
La distruzione della scuola prevista già nel 1950
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950.
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.
Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Pubblicato nella rivista “Scuola democratica”, 20 marzo 1950
Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 – Firenze, 27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.
Dopo essersi laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa nel 1912 partecipò a vari concorsi e nel 1915 fu nominato professore di procedura civile all'Università di Messina. Successivamente (1918) fu chiamato all'Università di Modena per poi passare due anni dopo a quella di Siena ed infine, nel 1924, scelse di passare alla nuova facoltà giuridica di Firenze, dove ha tenuto fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile.
Prese parte alla Prima guerra mondiale come ufficiale volontario combattente nel 218° reggimento di fanteria; ne uscì col grado di capitano e fu successivamente promosso tenente colonnello, ma preferì uscire subito dall'esercito per continuare la sua carriera accademica.
Della sua vasta produzione giuridica, è da ricordare soprattutto l'Introduzione allo studio delle misure cautelari del 1936, una trattazione all'avanguardia, che farà compiere un vero e proprio balzo in avanti alla scienza processuale italiana. Gli spunti di questo lavoro sono interamente confluiti nel libro quarto del codice di procedura civile del 1942, e segnatamente nel capo terzo (articoli da 670 a 702 del vecchio testo). La giurisprudenza e le novelle successive all'entrata in vigore del codice ricalcheranno fedelmente il percorso tracciato da Calamandrei.
Politicamente schierato a sinistra, subito dopo la marcia su Roma e la vittoria del fascismo fece parte del consiglio direttivo dell'Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola. Partecipò, insieme con Dino Vannucci, Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e Nello Rosselli alla direzione di "Italia Libera", un gruppo clandestino di ispirazione azionista.
Manifestò sempre la sua avversione alla dittatura mussoliniana, aderendo nel 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Durante il ventennio fascista fu uno dei pochissimi professori e avvocati che non ebbe né chiese la tessera del Partito Nazionale Fascista [1] continuando sempre a far parte del movimento antagonista, collaborando ad esempio con la testata Non Mollare.
Contrario all'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale a fianco della Germania, nel 1941 aderí al movimento Giustizia e Libertà ed un anno dopo fu tra i fondatori del Partito d'Azione insieme a Ferruccio Parri, Ugo La Malfa ed altri. In questo periodo (1939-1945) tenne un diario, pubblicato nel 1982. Fu, insieme a Francesco Carnelutti, a Enrico Redenti, a Tito Carnacini e al magistrato Leopoldo Conforti, uno dei redattori del codice di procedura civile del 1942, in parte ancora in vigore, dove trovarono formulazione legislativa gli insegnamenti fondamentali della scuola di Chiovenda. Basti dire che la relazione del Guardasigilli al Re, scritta in uno stile inconfondibilmente scorrevole e piano, è stata stesa dallo stesso Calamandrei. Partecipò anche ai lavori preparatori per il nuovo codice civile e per la legge sull'ordinamento giudiziario. Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al duce che gli venne chiesta dal Rettore del tempo.
Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, fino all'ottobre 1947.
Nel 1945 fu nominato membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione italiana. I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sui Patti lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario.
Quando il Partito d'Azione si sciolse, entrò a far parte del Partito Socialdemocratico Italiano, con cui fu eletto deputato nel 1948. Contrario alla «legge truffa» votata anche con l'appoggio del suo partito, fondò dapprima il movimento politico Autonomia Socialista, e nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di Unità popolare con il vecchio amico Ferruccio Parri, che, nonostante l'esiguo risultato ottenuto, fu decisivo affinché la Democrazia Cristiana e i partiti suoi alleati non raggiungessero la percentuale di voti richiesta dalla nuova legge per far scattare il premio di maggioranza.
Avvocato di fama, fu presidente del Consiglio Nazionale Forense dal 1946 alla morte. Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, fu direttore della Rivista di diritto processuale, de Il Foro toscano e del Commentario sistematico della Costituzione italiana. Non erano queste le sue prime esperienza giornalistiche: nell'aprile del 1945 aveva infatti fondato il settimanale politico-letterario Il Ponte. Memorabile il suo "Elogio dei giudici scritto da un avvocato" in cui condensa l'esperienza professionale e accademica di 40 anni di attività. Collaborò inoltre con la rivista Belfagor.
Il 26 gennaio 1955 tenne a Milano un famoso discorso presso la Società Umanitaria di Milano, rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana nonostante la contrarietà delle loro scuole e anche la contestazione fisica di altri studenti organizzati dalla destra (testo del discorso) sui principi della Costituzione Italiana e della Libertà. Nel febbraio del 1956, il pacifista Danilo Dolci organizza a Trappeto lo "sciopero alla rovescia" per opporsi pacificamente alla cronica mancanza di lavoro per i braccianti siciliani del tempo, organizzando la sistemazione di una strada comunale abbandonata all'incuria. Durante i lavori di sterramento ed assestamento la manifestazione viene repressa da una carica della polizia. Dolci viene arrestato e sarà Calamandrei che ne prenderà le difese in un seguitissimo processo. In accordo con Dolci, Calamandrei incanalò il processo in un dibattito sul quarto articolo della Costituzione. Nella sua arringa dichiarò: "Aiutateci, signori giudici, colla vostra sentenza, aiutate i morti che si sono sacrificati e aiutate i vivi a difendere questa Costituzione, che vuole dare a tutti i cittadini del nostro Paese pari giustizia e pari dignità".
lunedì 11 agosto 2008
Holidays
Stamani mattina ho avuto due "colpi al cuore" in senso buono subito appena sveglio, accendendo la tv mente aspettavo che la moka sparasse fuori il mio caffè, guardando "NoiTv" (emittente locale della provincia di Lucca, unica rimasta del gruppo Marcucci che fondò a suo tempo anche VideoMusic, oggi MTV). Prima il cartone animato di "Kimba il leone bianco" che mi ha portato indietro di un 25 anni, e a seguire uno spezzone di grande cinema, con il discorso del dittatore di Charlie Chaplin.
E dato che anche in vacanza è bene sempre riflettere e non mettere in stand-by il cervello, per chi magari non se lo ricordasse più ve lo riporto anche qua, con la sua attualità dopo quasi 70 anni da quando fu scritto:
Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci. Al mondo c'è posto per tutti. E la buona terra è ricca e in grado di provvedere a tutti.
La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L'aereo e la radio ci hanno avvicinati. E' l'intima natura di queste cose a invocare la bontà dell'uomo, a invocare la fratellanza universale, l'unità di tutti noi. Anche ora la mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gli innocenti. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono la via del progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. E finché gli uomini non saranno morti la libertà non perirà mai.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti, che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Che vi istruiscono, vi tengono a dieta, vi trattano come bestie e si servono di voi come carne da cannone. Non datevi a questi uomini inumani: uomini-macchine con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Solo chi non è amato odia! Chi non è amato e chi non ha rinnegato la sua condizione umana! (sic)
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nell'uomo: non in un uomo o in un gruppo di uomini ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bella, di rendere questa vita una magnifica avventura. E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti. Battiamoci per un mondo nuovo, un mondo buono che dia agli uomini la possibilità di lavorare, che dia alla gioventù un futuro e alla vecchiaia una sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Ma essi mentono! Non mantengono questa promessa. Né lo faranno mai! I dittatori liberano se stessi ma riducono il popolo in schiavitù. Battiamoci per liberare il mondo, per abbattere le barriere nazionali, per eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza. Battiamoci per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso conducano alla felicità di tutti. Soldati uniamoci in nome della democrazia!
Hannah, mi senti? Ovunque tu sia, alza gli occhi! Alza gli occhi, Hannah! Le nubi si disperdono! E torna il sole! Usciamo dalle tenebre alla luce! Entriamo in un mondo nuovo, un mondo più buono, dove gli uomini saranno superiori alla loro ingordigia, al loro odio e alla loro brutalità. Alza gli occhi, Hannah! L'anima dell'uomo ha messo le ali e finalmente egli comincia a volare. Vola nell'arcobaleno, nella luce della speranza. Alza gli occhi, Hannah! Alza gli occhi!"
E visto che siamo ormai in estate, e che ieri era la notte di San Lorenzo (anche se le stelle cadenti dicono che cadranno in maggioranza stasera e domani), la canzone che vi lascio oggi in chiusura non poteva che essere "Gli occhi al cielo" di Pacifico:
Vedi che succede, arriva l'estate
parlare a luci spente le finestre spalancate
nelle strade e nei giardini si rincorrono bambini
condannati a non dormire
Vedi che succede, ritorna l'estate
si gonfiano migliaia di lenzuola immacolate
da lontano un temporale si diverte a lampeggiare,
non ti devi spaventare
RIT.
Credimi se dico che si può precipitare,
come quella stella con la coda che è finita in fondo al mare
Passano stazioni, campagne ombreggiate,
si imparano canzoni per la vita ricordate
nelle notti silenziose profezie miracolose
per potersi addormentare
dentro stanze arroventate giravolte tormentate
per riuscire a respirare
RIT.
Credimi succede di dover precipitare,
come quella stella luminosa che è caduta in fondo al mare
amore che sarà? che cambierà?
gli occhi al cielo, che si muove
amore che verrà? che novità?
gli occhi al cielo, si commuove
Vedi che succede, finisce l'estate
chilometri di spiagge dall'inverno rivelate
nelle ombre della sera affido al vento una preghiera,
che ti possa accompagnare
Chiamami, se credi di poter precipitare,
cara la mia stella luminosa che scintilla in fondo al mare
amore che sarà? che cambierà?
gli occhi al cielo che si muove
amore che verrà? che novità?
gli occhi al cielo, si commuove
amore che verrà