Tornano gli imbecilli, o forse non sono mai andati via del tutto... e dato che di notizie del genere nessuno ne parla, o se lo fa gli dedica giusto poche righe, do il mio piccolo contributo riportandole sul mio blog, sperando che arrivi presto il giorno in cui anche noi gay riusciremo ad incazzarci come si deve contro questa gentaglia...
BARI - Cinque contro uno. Motivo: «Sei gay». La vittima, un ragazzo di 20 anni, picchiato con violenza dal «branco» a Bari. L'episodio è raccontato dalla Gazzetta del Mezzogiorno. I cinque hanno chiamato per nome la vittima e, prima di prenderlo a calci e a pugni, lo hanno accusato di essere un omosessuale. È successo nella notte in viale Unità d'Italia: le poche persone di passaggio in quel momento non sono intervenute. Il ragazzo, ricoverato in ospedale, ha riportato contusioni varie e una leggera frattura all'omero che potrebbe pregiudicare la sua attività di musicista. NORME CONTRO OMOFOBIA - Duro il commento di Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay. «Questo ulteriore episodio conferma ciò che stiamo sostenendo in questi mesi e cioè che esiste un clima d'odio, di cui sono responsabili le destre e la gerarchia cattolica, che sta colpendo fisicamente le persone omosessuali. L'unica vera risposta che ci attendiamo è l'approvazione immediata, per decreto, delle norme contro l'omofobia».
Per inciso, sappiamo tutti quanti che se il motivo dell'aggressione non fosse stata l'omofobia ma il tifo calcistico adesso i telegiornali sarebbero pieni di commenti di solidarietà alla vittima del pestaggio...
Anche quest'anno alla fine ho ceduto, ho porto il mio braccio alla punta dell'ago e mi sono fatto il vaccino antiinfluenza... sì, di domenica mattina alle 11, d'altra parte avere un babbo che faceva l'infermiere qualche vantaggio dovrà pur portarlo! A questo punto bisogna vedere se il vaccino sarà abbastanza forte da combattere il virus della mia sfiga, che quando vuole è anche più potente di qualunque altro virus in circolazione (roba che se se ne accorgono alla CIA mi distruggono come le armi batteriologiche di Saddam... con la differenza che le armi di Saddam non sono ma esistite, la mia sfiga sì).
Del resto, se non si chiama sfiga il dover scegliere tra due opzioni di viaggio entrambi pallose e stancanti come una maratona, senza che esista una terza opzione, come mi è successo ierisera. Ormai chi legge questo blog da più tempo avrà intuito che per andare dal mio ragazzo io ho due scelte a disposizione: o l'autostrada (188 km, come si vede da qui ) o la via Faentina (141 km, come si vede da qui ). Dato che lui abita più verso la Toscana che verso la Romagna, in autostrada in realtà sono 219 km. quindi tutto lascerebbe propendere per la seconda ipotesi... bene, se avete Google Earth fatevi il viaggio da qui Faenza via Marradi, e vedete che la cosa brutta di quell'itinerario è la salita del passo della Colla (931 metri s.l.m.) con conseguente discesa... in pratica per fare i 40 km. da Borgo San Lorenzo ci metti un'ora, pregando che nessun capriolo o cervo o cinghiale ti si metta in mezzo alla strada e che la macchina davanti a te non sia di qualche tedesco o forestiero in genere che non conoscendo la strada va a 20 all'ora dalla paura che ha. Oltretutto, io dopo Marradi devo prendere un'altra provinciale e superare due passi (più bassi, intorno ai 500 metri), quindi altra apoteosi di curve e bestie selvatiche.
Comunque, tornando a ieri, come sempre controllo il sito delle Autostrade e sento cosa dicono a Isoradio, per sapere se magari c'è nebbia o qualche altra calamità naturale... tutto tranquillo niente nebbia né chiusure strane, almeno fino a Faenza. Ok, parto e la nebbia la trovo subito tra Pistoia e Firenze, tanto per cominciare bene. Salgo verso l'Appennino, e la nebbia sparisce... fino a Barberino del Mugello, dove in pratica si vede solo l'autostrada e intorno è solo nebbia. A 'sto punto rinuncio all'idea di fare la Faentina con la nebbia e proseguo in autostrada; a parte qualche banchettino prima di Roncobilaccio, che lì tanto la nebbia c'è in qualunque stagione e periodo, tutto procede bene fino a poco dopo Bologna... a 10 km. da Castel San Pietro, il MURO BIANCO °_° mi son ritrovato a viaggiare a 50 all'ora, con tutte le luci fendinebbia possibili accese (più che una 206 sembrava l'albero di Natale dell'Ikea) e avendo comunque la sensazione di non vedere un cazzo. Poi, di colpo, sparisce, mentre i cartelli luminosi dicono che dopo Faenza non si vedrà un tubo, e in realtà sono io che devo smettere di fumare in macchina e appannare i vetri. Esco al casello di Faenza, e improvvisamente Isoradio si sveglia: c'è nebbia tra Bologna e Castel San Pietro (ma va?), e giusto un attimo fa, alle 22, hanno chiuso lo svincolo tra la A14 e la A1 verso Firenze, chi volesse proprio fare quell'autostrada lì deve uscire a Bologna e andarsene per la Porrettana fino a Sasso Marconi. Per reazione mando a cacare la vocina del Viacard e impreco contro le autostrade che chiudono gli svincoli sempre quando devo farli io. A seguire il resto della serata con il mio amore, dettagli che vi risparmio perché seppur sia stata una serata stupenda (come sempre del resto) non son cose da dire su un blog tanto lo immaginate :D
Ovviamente dal mio ragazzo non c'è nebbia, non piove e tira un po' di vento, quindi medito per il ritorno di fare la Faentina evitando la scocciatura di nebbia e chiusure... almeno fino all'1, quando inizia quasi a diluviare. Fare 70 km. di curve sotto il diluvio lo evito volentieri, quindi sempre bestemmiando torno verso l'autostrada. Ritrovo quindi la nebbia, riaddobbo la macchina con tutte le lucine possibili, e a Bologna esco per mettermi in fila sulla Porrettana tra Casalecchio e Sasso Marconi. Che di per sé non è nemmeno una brutta strada, se non fosse che ogni chilometro devi scansare queli che escono alticci dai locali che sono sulla strada e guidano come se la strada fosse deserta; ovviamente, nemmeno l'ombra lontana di un qualche poliziotto o vigile, in fondo chiudere la A1 significa deviare sulla via normale di sabato notte solo qualche centinaio di macchine e TIR che a volte picchiano già in autostrada (figuriamoci su una normale statale con le macchina percheggiate sul ciglio della strada), a cosa potrebbe mai servire controllare quanti ubriachi e teste di cazzo ci sono?
Comunque, pian piano si arriva a Sasso Marconi e ricomincia a piovere a dirotto, e come se non bastasse dopo Roncobilaccio c'è pure la nebbia... il pezzo appenninico della A1 con pioggia e nebbia è quasi un bunjee-jumping dalla cima del Gran Paradiso, perché non puoi frenare dato che son tutte curve e la strada è bagnata ma in discesa, roba che potresti farla tutta senza mettere la marcia, e oltretutto non vedi praticamente un cazzo. Alla fine alle 3 e mezza sono arrivato a casa, contando che ero partito all'una non mi è andata nemmeno male, anche se stamani ho comunque un sonno allucinante.
La canzone con cui vi lascio oggi non ha nulla di romantico o che faccia riflettere, ma è frocissima e mi mette allegria quando la sento, ed è un criterio di scelta insindacabile e perfetto :P è di Mika, ed è ovviamente Love Today:
Everybody's gonna love today, gonna love today, anyway you want to, anyway youv'e got to, love love me, love love me, love love
I've been crying for so long, fighting tears just to carry on, but now, but now, its gone away,
Hey girl why can't you carry on, Is it cos your'e just cloudin your mother, little tight, like to taste for fun, Well you aint gonna taste no other, gonna make you a lover,
Everybody's gonna love today,love today, love today, gonna love today, anyway you want to, anyway youv'e got to, love love me, love love me, love love girl with a groove with the big bust on, big bust on, Wait till your mother and your papa's gone, papa's gone , ohh mutha 4 her papa, shock shock me, shock shock me, shock shock,
Everybody's gonna love today, gonna love today, anyway you want to, anyway youv'e got to, love love me, love love me, love love
yeah she's a lover and she's mighty fine , give her a dollar and she'll make you smile,
Hooker, walk a looker, walk away!
Carry dresses like a kid for fun, licks her lips like their something other, tries to tell you life has just begun, but you know she's gettin sumthing otha, makes yiou a life from the mother,
Everybody's gonna love today,love today, love today, gonna love today, anyway you want to, anyway youv'e got to, love love me, love love me, love love girl with a groove with the big bust on, big bust on, Wait till your mother and your papa's gone, papa's gone , ohh mutha 4 her papa, shock shock me, shock shock me, shock shock, I said everybody's gonna love today, gonna love today, gonna love today, I said everybody's gonna love today, gonna love today, anyway you want to dadadadadaddadadadaddaadd fades away
In questi giorni in cui si parla tanto di un ragazzo ucciso da un poliziotto, quasi nessuno ha fatto caso o ha saputo che anche Claudio è stato ammazzato... non da un poliziotto o da una persona in particolare, ma da tutti quelli che continuano a rendere la vita di un ragazzo omosessuale difficile, piena di pregiudizi, di battutine e senza la possibilità di sognare come tutti di poter un giorno vivere sposato alla persona che ama. Tecnicamente Davide si è ammazzato da solo, buttandosi sotto alla metropolitana, ma la vera colpa della sua morte è delle persone cattive e merdose che ho detto prima...
ROMA (14 novembre) - Si chiamava Claudio, studiava economia all'università di Tor Vergata. Lunedì sera, poco dopo le 21, si è tolto la vita lanciandosi sui binari alla fermata di Furio Camillo. Ai suoi amici ha mandato degli sms d'addio mezz'ora prima di uccidersi, nei quali spiegava che si sarebbe tolto la vita perché gay. A renderlo noto Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma. «Purtroppo quanto è avvenuto - afferma Marrazzo - è la conferma dell'insopportabile clima di omofobia del nostro Paese. Le vite delle persone lesbiche, gay e trans sono rese difficilissime. Se Claudio, un ragazzo di 22 anni ha scelto di privarsi della sua vita, abbiamo il dovere di riflettere e di capire». «Era una persona tranquillissima, non aveva alcun tipo di problema - ricorda Davide, un suo amico - Era un bambinone che aveva sempre voglia di giocare. Chiamava sempre i suoi amici, e stava le ore al telefono». Claudio qualche giorno prima aveva sostenuto anche un esame all'università. Ma negli ultimi tempi qualcosa non stava andando per il verso giusto. Sul suo blog, che è leggibile solo dagli amici e non è attualmente visibile, aveva scritto, prima di uccidersi: «Per i miei genitori: vi amerò per sempre, ma così starò meglio». Tra gli sms spediti la sera stessa in cui si è ucciso: «Sappi che ti voglio bene. Non dimenticarlo» e, all'amica Gaia, «Sei la mia ancora di salvezza».
E nelle persone merdose sono inclusi i miei concittadini di Monsummano che hanno beccato il mio profilo su Badoo e hanno detto alla ragazza di mio fratello "Ma lo sai che uno mi ha detto che c'è un profilo su Internet dove Daniele dice di essere gay? Ma te ne sai nulla?", peccato che la Sonia a differenza di loro il cervello lo usa, sa che sono gay da un bel po' di tempo e a quanto pare non gliene frega nulla... Cari concittadini, perché non venite a dirmelo in faccia cosa scoprite su Internet? Io le palle di dirlo ce le ho, voi evidentemente siete senza palle...
Oggi è una di quelle giornate strane, in cui non capisco i motivi degli stati d'animo che ho... sarà perché sono da solo, qui in ufficio, mentre fuori un bellissimo tramonto sta colorando di rosa, arancio e azzurro le colline della Valdinievole, quando solo due ore fa quelle stesse colline erano coperte da nuvole spaventosamente nere mentre un mezzo diluvio/tromba d'aria si abbatteva qui sopra; sarà che sta arrivano l'inverno, una stagione che mi piace un sacco ma che comunque significa la fine di un altro anno; sarà che per la prima volta ho organizzato le vacanze di Capodanno col mio ragazzo già a novembre, cosa che non avevo mai fatto per la paura continua che nel giro di pochi giorni tutto potesse finire (considerando che l'ultimo ex mi ha detto a mezzogiorno "ti amo" e tre ore dopo mi ha mollato senza una ragione, direi che era una paura più che legittima) e che stavolta invece ho fatto senza quasi nemmeno pensarci.
E' vero che il modo in cui mi tratta Diego, nei piccoli dettagli come nelle grandi cose, è qualcosa che non avevo mai provato prima e che è difficile da spiegare ma che mi rende felice come poche altre volte sono stato, e questo rende molto più facile il credere che dietro al suo "ti amo" ci sia un sentimento vero e non solo il bisogno di stare con qualcuno tipo animaletto da compagnia pur di non star da soli; ma comunque, è pur sempre la prima volta e anche questo forse contribuisce a "destabilizzarmi" un po'.
Nel frattempo che buttavo giù queste righe è diventato buio, ed è bene che mi metta a finire il lavoro lasciato a metà, che tra 25 minuti inizia il weekend :)
Siamo già a novembre e nel nuovo mese non avevo ancora scritto nulla sul blog... il che volendo è strano, in un periodo in cui tutti quelli che hanno in mente qualche idea balzana (vedi l'omicidio di Perugia o la strage in Finlandia) lo scrivono su un blog :D E' anche vero che sono stato malato per tutto il periodo del ponte di Ognissanti, ma comunque non avrei avuto granché da scrivere. E anche oggi non è che abbia riaperto queste pagine per chissà cosa... ma c'è una canzone che ho scoperto in questi giorni che mi piace davvero troppo e che ha un testo che potrei averlo scritto io sia due anni fa che lo scorso febbraio, e quindi ve la metto pure qui, sperando piaccia pure a voi. E' di un gruppo che si chiama Plain White T's e si intitola Hey there Delilah:
Link al video: http://it.youtube.com/watch?v=EbJtYqBYCV8
Hey there Delilah What's it like in New York City? I'm a thousand miles away But girl, tonight you look so pretty Yes you do Times Square can't shine as bright as you I swear it's true
Hey there Delilah Don't you worry about the distance I'm right there if you get lonely Give this song another listen Close your eyes Listen to my voice, it's my disguise I'm by your side
Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me What you do to me
Hey there Delilah I know times are getting hard But just believe me, girl Someday I'll pay the bills with this guitar We'll have it good We'll have the life we knew we would My word is good
Hey there Delilah I've got so much left to say If every simple song I wrote to you Would take your breath away I'd write it all Even more in love with me you'd fall We'd have it all
Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me
A thousand miles seems pretty far But they've got planes and trains and cars I'd walk to you if I had no other way Our friends would all make fun of us and we'll just laugh along because we know That none of them have felt this way Delilah I can promise you That by the time we get through The world will never ever be the same And you're to blame
Hey there Delilah You be good and don't you miss me Two more years and you'll be done with school And I'll be making history like I do You'll know it's all because of you We can do whatever we want to Hey there Delilah here's to you This ones for you
Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me Oh it's what you do to me What you do to me.
Copio e incollo da Punto Informatico (http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2092327) questa notizia che a me sembra veramente assurda… l’ennesima delusione che mi da questo governo (che qualcuno, con molto coraggio e gusto del paradosso, continua a definire “di sinistra”):
Roma - Questa minaccia era proprio sfuggita agli occhi di Punto Informatico e, purtroppo, anche a quelli di molti altri. Ma non è sfuggita a Valentino Spataro, avvocato di Civile.it, che in un editoriale appena pubblicato avverte tutti del siluro sparato dal Governo contro la rete in pieno agosto e approvato formalmente dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 ottobre.
La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure.
Il testo parte bene, spiega che “La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati”.
Bene, anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale. Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.
Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:
“Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso” (art 2, comma 1).
Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non èprodotto editoriale:
“Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico”.
Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell’articolo 2, il terzo comma, che recita:
La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano “diffusi unitamente al prodotto editoriale principale”.
Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l’intero articolo 5:
“Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”.
Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai “prodotti” non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.
Qualcuno potrebbe pensare che il solleone ad agosto abbia giocato brutti scherzi. In realtà all’articolo 7 viene raccontato il motivo del provvedimento. Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l’iscrizione al ROC serve “anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”.
Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione.
“Potessero, - conclude Spataro - chiederebbero la carta d’identità a chiunque parla in pubblico. Su internet il controllo è più facile. E imporre procedure burocratiche per l’apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l’internet Italiana”.
Stamani mattina, alzato molto presto perché in questi due giorni lavoro sia mattina che pomeriggio, ho cercato su Google eventuali aggiornamenti alla notizia riportata ieri del mancato incontro tra il vescovo di Grosseto e l’Arcigay. E per caso ho beccato il link del blog di un ragazzo romano che mi ha fatto letteralmente morire dal ridere; lui si chiama (almeno sul web) Insy Loan, e il suo blog è http://trps1.blogspot.com/ . E dal suo blog (che tutti hanno riportato per un problema piuttosto assurdo avuto al ristorante della Rinascente di Milano, e che vi invito a leggere perché anche una cosa brutta come quella raccontata da lui riesce a strappare un sorriso) mi permetto di trarre il racconto della puntata di ierisera dell’Isola dei famosi… se farà ridere anche voi quanto ha fatto ridere me, tenetevi stretti alla sedia
V’avverto: mica lo so se reggo a commentare altre…boh…puntate. Che noia! Preferisco passare le serate dei prossimi mercoledì per strada a contare quante Skoda passano tra le 9 e le 11, 45. Io non lo so se è lo schermo 16:9 ma stasera la Ventura mi sa che s’è fermata al Panino Giusto a farsi mezzo chilo di casereccio con ventresca e stracchino. Vestita di rosso e totalmente priva di punto vita, sembra una stecca di Marlboro. Simo cara, il rosso, non è un colore che sfina, le modelle di Valentino che vestono i suoi abiti purpurei pesano come un pacchetto di tic tac e sembrano comunque in carne. In studio come opinionista un plastico in scala 1:1 di un mammut con il pelo biondo mesciato prestato dal museo di scienze naturali di Londra, tenuto in sospensione dalle stesse funi d’acciaio usate per il Golden Gheit di San fransisco. Sandro Maier dice una cosa in tutta la puntata, però, incisiva: “quello tra Caren e Francesco se non è amore, gli assomiglia molto”. Però! Originale! E questo fa il direttore di una rivista? A meno che non sia il catalogo della Vestro, non capisco come sia possibile. La ventura nei primi 2 minuti di puntata, sbaglia più parole di quante ne possa toppare uno scimpanzè al quale si richieda di scrivere correttamente al compiuter “le rose sono rosa, le viole sono blu, il mio amore è grande come sei tu”. Ormai sono convinto che gli autori dei brillanti interventi di DJ Francesco sono gli stessi del fermo immagine sulle nuvole con scritta fissa “fine programmi” che manda la rai tra le 3, 30 e le 6. Ne riconosco il brio. Arriva la regina dell’isola: e poi sarei io il ricchione? Ti cala per le scale sta vecchia stanca con il carrello carico di verdura comprate al mercato alle 2 del pomeriggio quando ci sono gli scarti ma costano meno. Vestito con la stessa giacca rossa di Fiorello quando faceva il Karaoche. Se la prende con Coco che lo ha votato, manco l’avesse mandato a curare le piaghe da decubito dei lebbrosi di Calcutta. Non risparmia nessuno neppure il mio adorato Sandrone perché vuole andare a fare le serate in discoteca né Miriana che vuole condurre un programma in Rai (ci sarebbe sempre la sopraccitata immagine fissa del “fine trasmissioni”, firmata da i magnifici autori di dj Francesco). Invece, si sa, Malgi è andato sull’isola per poi entrare nell’ordine dei Trappisti per fare cioccolata in provincia dell’Aquila. La sola cosa buona del suo vomito di parole è che per almeno 20 minuti la Ventura tace. S’è bello che capito che questi hanno deciso di mettere in croce Caren. Ora una considerazione seria di 2 righe: che brutto vedere donne (Ventura e Mammut comprese) accanirsi contro sta povera disgraziata che, anche qualora si fosse fatta un’intruppata con Vittorio, non dovrebbe essere sputtanata davanti ai figli. Punto. Ma Simo per spiegare a Caren come funziona lo Sciò Biz le dice: “Dura lex, e tu visto che sei ingeniere capirai, sed lex”. Come dire: la somma dei quadrati costruiti sui cateti, e tu sei archeologo mi capisci, è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa”. Coco vuole uscire e Simo, terrorizzata dall’ipotesi di condurre dalla prossima settimana il bollettino ai naviganti su RadioRai, gli manda sotto la mamma che intavola con il figlio un discorso criptico come il giuramento dei massoni novizi al cospetto del Gran Maestro. Dopo 20 minuti in cui Coco parla del perché deve andar via, la stecca di Marlboro, che sta sul pezzo come una pulce sulla testa di un cane, domanda: “perché vuoi andare via?” Coco alla fine confessa: vuole tornare per non dover più sentire la Ventura dire che lui deve restare perché glielo ha detto in sogno Rael, il fondatore del movimento degli Eloim. Piuttosto, continua, preferisce giocare per il Monte Porzio catone F.C. per i prossimi 2 anni al minimo dell’ingaggio. Arriviamo al responso della votazione: mi dispiace davvero un sacco, esce la moglie di Alberto Sordi ne “Il tassinaro” nella persona di Manuelona Villa (oddio, a guardarla bene, sembra la versione sana di mente de “l’amica mia Egizia!”, vedi il post: l’amica mia E.). E’ palese a questo punto l’intento di uccidere Sandrone facendolo passare per un incidente. Insomma, sto povero disgraziato che non vede una donna che gli dica “si” da quando il 23 aprile del 1987 a Parma chiese ad una che aspettava il pulman se “il 45 passava di lì”, si ritrova 2 strappone caraibiche super tettute mandate a ballare con lui dalla produzione che farebbero risalire persino il relitto del Titanic e una tanica di prosecco che trangugia a stomaco vuoto: tu guarda se a questo non gli prende un coccolone e tocca pure intestagli quell’isolaccia in Onduras. Ci troviamo ora ad Eboli, paesino nel sud dell’Italia. Il piccolo Giovanni, sente freddo al mattino quando è costretto a fare a piedi i due chilometri di distanza tra casa sua e la scuola dove frequenta la terza elementare. Va dalla mamma che è incollata davanti al televisore, l’unico in casa, mentre guarda il suo programma preferito: L’isola dei famosi. “Mamma, ti prego me lo compri il cappotto nuovo? Al mattino fa freddo e io ho solo questa giacchetta leggera”. La mamma, senza staccare lo sguardo dallo schermo, risponde: “Non rompere il cazzo, i soldi mi servono per votare Manuela Villa e farla restare sull’ultima spiaggia. E adesso vai a letto”. E infatti grazie a ‘sti 500 euro spesi dalla mamma del piccolo Giovanni, la Villa vince l’ultima isola e Giovanni con il suo cappottino se lo vanno a pia’ ‘nder’ culo! I nominati sono Viviana, la porno commissaria e Debora Caprioglio, la Colombina con i baffi da Pantalone. A questo punto mi alzo e mi vado a fare un caffè, ovviamente macchiato, ovviamente al ricchione!!
Purtroppo ieri non ho fatto in tempo a "celebrare" nel giusto modo un fatto insignificante per il resto del mondo ma basilare per me... ovvero, il decimo mese trascorso da quando io e Diego ci siamo messi insieme; rimedio oggi, sperando che la mia dolce metà mi perdoni e non mi spezzi le dita per giocarci a Shangai.
Dieci è un numero molto particolare, dal mio piccolo punto di vista... è il primo numero a due cifre che si incontra contando, è stato il numero di maglia di Mario Boni quando giocava nel Montecatini Sporting Club ai tempi d'oro in cui ero giovincello, è il numero di anni che compone una decade... insomma, non dico che per me sia un traguardo più importante dell'anno, ma è comunque un bel traguardo. Mi dispiace non averlo festeggiato insieme a lui perché è capitato proprio in mezzo alla settimana, ma sabato vedremo di rimediare.
E quindi anche la canzone di oggi è inevitabilmente legata a questo...
Look into my eyes, you will see what you mean to me Search your heart, search your soul And when you find me there, you will search no more Don't tell me it's not worth trying for you can't tell me it's not worth dying for You know it's true Everything I do I do it for you Look into your heart, you will find there's nothing there to hide Take me as I am, take my life I would give it all, I would sacrifice Don't tell me it's not worth fighting for I can't help it there's nothing I want more You know it's true Everything I do I do it for you There's no love like your love And no other could give more love There's nowhere unless you're there All the time all the way You can't tell me it's not worth trying for I can't help it there's nothing I want more I would fight for you, I'd lie for you Walk the wire for you, Ya I'd die for you You know it's true Everything I do, oh I do it for you I do it for you
E puntuale come al solito è arrivata la doccia fredda, come riportato dalle agenzie qualche minuto fa.
Ecco il comunicato dell’Arcigay di Grosseto:
Ci è giunta dal sacerdote della chiesa di San Giuseppe, parrocchia vicina al nostro comitato provinciale Leonardo Da Vinci, la notizia ufficiale secondo cui il vescovo della città Franco Agostinelli diserterà l’incontro con i nostri associati previsto per questa sera alle ore 21 presso la nostra sede in via Parini 7 a Grosseto.
La visita promossa dallo stesso parroco era inserita in un ottica di ascolto che il vescovo e la curia sono soliti organizzare per incontrare e interloquire con i rappresentanti di tutte le associazioni politico, finanziarie e culturali che han sede nel territorio della parrocchia presso i rispettivi domicili. Per ordini non meglio precisati “provenienti da Roma” tale incontro non avrà luogo.
“Da parte della curia ci è stata chiesta – spiega Davide Buzzetti presidente di Arcigay Leonardo Da Vinci – la disponibilità a salvare le apparenze e spostare l’incontro al di fuori del nostro circolo. Noi però non ci siamo resi disponibili perchè troviamo imbarazzante questo repentino ripensamento riservato esclusivamente alla nostra associazione. Anzi faremo di più. Aspetteremo Agostinelli fino all’ultimo sperando che il vescovo segua la sua coscienza e faccia ciò che ritiene più corretto. Per noi questa è una occasione sprecata”.
“L’annunciata visita alla nostra sede locale da parte del vescovo Franco Agostinelli era sicuramente un gesto di grande rispetto nei nostri confronti proveniente dal mondo cattolico – prosegue Aurelio Mancuso presidente nazionale di Arcigay – E’ stata la diocesi di Grosseto a proporci l’incontro e il fatto che la stessa diocesi abbia ricevuto ordini vaticani perchè questa visita non avvenga non fa che aumentare il distacco fra Roma e le sue chiese locali. La cosa però non ci stupisce più di tanto. Vogliamo ringraziare comunque Agostinelli per la proposta iniziale che ci ha fatto e siamo solidali con lui per essere costretto a seguire imposizioni non del tutto in linea col suo pensiero.
Rimaniamo comunque a disposizione – conclude Mancuso – all’apertura di un confronto con tutti quei sacerdoti e quei pastori, in linea col pensiero di Agostinelli, che parta dal riconoscimento della dignità delle persone e dei vissuti ed idee che esse esprimono”.
“L’annullamento della visita pastorale del Vescovo di Grosseto nella locale sede di Arcigay mette in chiara luce il vero problema di cui è ammalato il sistema ecclesiastico in Italia - commenta dispiaciuto il Presidente Regionale di Arcigay Bert d’Arragon -Esiste una chiesa di base, che segue la storica missione cristiana di vicinanza ai fedeli e al di la dei giudizi. Ma esiste anche una gerarchia cattolica che antepone alla missione pastorale le questioni ideologiche, politiche e di potere. Il conflitto tra potere religioso e amore cristiano è oggi attuale come duemila anni fa. Ringrazio il vescovo di Grosseto per il gesto e attribuisco tutte le responsabilità per il troncato dialogo a chi porta avanti solo sterili dogmi e chiusure”.
Aurelio Mancuso, Davide Buzzetti e tutte le socie e i soci grossetani di Arcigay attenderanno fiduciosi l’arrivo del vescovo come previsto alle ore 21.
Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay
Bert D’Arragon Presidente Arcigay Toscana
Davide Buzzetti presidente circolo Arcigay Leonardo Da Vinci di Grosseto
Ho trovato questa notizia stamattina in rete, e dato che è molto particolare nel suo genere la riporto anche qua:
GROSSETO. Non trascura il mondo gay il vescovo di Grosseto monsignor Franco Agostinelli che stasera si recherà nella sede grossetana nella sede dell’Arcigay “da Vinci” a Barbanella per una visita pastorale. «È stata la parrocchia - ha confermato il vescovo - a stilare, come fanno tutte, il programma della visita. Visiterò la sede come faccio sempre con associazioni politiche, economiche e di volontariato. I gay? Provo rispetto per loro, come per tutti gli altri, e non li giudico; non intendo giudicare chi ha un progetto antropologico diverso dal mio». Felice l’Arcigay di Grosseto: «Per la prima volta nel nostro Paese un rappresentante delle istituzioni cattoliche parteciperà ad un incontro con un’associazione che lotta per i diritti di gay, lesbiche e trans. Un messaggio per quei cattolici che vivono con sofferenza le posizioni intransigenti di alcuni elementi della Chiesa».
Il gesto ha certamente un forte valore simbolico. Il vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli, stasera alle 21 compirà una visita pastorale nella sede dell’Arcigay Leonardo da Vinci, a Barbanella, in provincia di Grosseto. «E’ stato la parrocchia a stilare il programma della visita - ha spiegato il prelato - visiterò questa sede come faccio sempre con associazioni politiche, economiche e di volontariato. Provo rispetto per queste persone, come per tutte le persone, anche se posso non condividere alcune cose». Trionfante il commento dell’Arcigay di Grosseto.
«Per la prima volta - dice in una nota - nel nostro paese un rappresentante delle istituzioni cattoliche va ad un incontro con un’associazione che lotta per i diritti di gay, lesbiche e trans. L’incontro è stato richiesto a luglio dalla Curia di Grosseto nell’ambito delle visite pastorali che mons.Agostinelli effettua in quel periodo. L’incontro avrà carattere informale e avrà l’intento di una reciproca migliore conoscenza: sarà un messaggio chiaro per tutti quei gay e lesbiche cattolici che vivono con sofferenza le posizioni intransigenti di alcuni elementi della Chiesa».
«Siamo felici che all’Arcigay di Grosseto - commenta il presidente provinciale Davide Buzzetti - tocchi il compito di rispondere positivamente a questo ponte gettato da rappresentanti della Chiesa. Forse paga l’atteggiamento di critica ma sempre di apertura che abbiamo manifestato nel corso degli anni. E’ un’occasione di dialogo e di distensione che non va sprecata».
All’incontro parteciperà anche il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, che commenta con soddisfazione la notizia: «E’ un gesto importante, di una «eccezionalità unica», dice. «Finora è anche accaduto che ci fossero incontri tra delegazioni di Arcigay e un vescovo, come è capitato a me ad Aosta, ma eravamo noi ad andare nella sede vescovile». Ora invece a muoversi è il prelato, che andrà nella sede dell’associazione.
«I vescovi non fanno mai nulla a caso, per questo il gesto si può inserire in questo atteggiamento un po’ diverso che registriamo da quando mons. Bagnasco è alla guida della Cei: non c’è più stato un attacco diretto a persone o a istituzioni, da dopo il gay pride. Da maggio ad oggi - aggiunge Mancuso - né Ratzinger né Bagnasco hanno più avuto parole di scontro». Sul perchè, Mancuso ha due teorie: «Quel milione di persone in piazza a San Giovanni ha sicuramente influito, la Chiesa è abituata a valutare i numeri. Inoltre, Bagnasco, al di là delle prime infelici frasi, ha adottato uno stile diverso rispetto a Ruini, ha una visione più pastorale e meno di interventismo. Stasera sarò a Grosseto; ascolterò, ma già l’atto di per sé è molto importante».
Ma non sarà la prima volta che i vertici della curia cittadina vedranno i rappresentanti del circolo “Leonardo Da Vinci”. Nel 2002, dopo che il vescovo precedente si era rifiutato di riceve i soci dell’Arcigay, l’appena insediato monsignor Agostinelli decise di accogliere informalmente i rappresentanti dell’Arcigay.
Nel 2003, invece, l’incontro fu deciso dopo una polemica seguita a margine delle manifestazioni per la giornata dell’olocausto, che si celebra in tutto il mondo ogni 27 gennaio.
Inoltre, nel maggio di quest’anno, in occasione della veglia contro l’omofobia, il Vescovo partecipò con una lettera di solidarietà.